Capitolo Tre

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Franciska_
00mercoledì 21 dicembre 2011 14:36
Suo padre era seduto sopra il trono di cristallo. Le braccia erano appoggiate sui braccioli e gli occhi blu passavano in rassegna la sala del trono. La schiena era rigida e le labbra serrate.
La sala era gremita di nobili con indosso abiti sgargianti, sia Elfi che Umani. Tra di loro, c’erano tre sacerdotesse dal vestito bianco. Il silenzio era nell’aria.
Il fuoco scoppiettava nel camino alle sue spalle. Sloan si avvicinò, agognando il calore: il freddo nel petto lo opprimeva.
Grego el Kabar fece un passo avanti. Gli occhi verdi brillavano.
«Vostra maestà, le proteste del popolo non si sono placate. Le miei fonti tra i popolani dicono che molto presto insorgeranno con le armi».
Il viso di suo padre rimase impassibile. Sloan fissò Grego. Gli ricordava un rapace.
«Maestà». Una sacerdotessa si fece largo tra la folla e venne accanto a Grego. Aveva corti capelli neri e occhi castani. «Non potete permettervi di placare la rivolta attraverso le guardie reali. Sono state uccise fin troppe persone negli ultimi mesi».
«Cosa mi stai suggerendo, sacerdotessa?». La voce di suo padre era glaciale, lo sguardo duro.
«Dovete farvi da parte, maestà. Siete colpevole della morte di fin troppe persone».
«Quelle persone sarebbero morte in qualunque caso!». Gli occhi mandarono scintille. «Ho dovuto proteggere i sani dagli ammalati!».
La sacerdotessa assentì con un sorriso. Sloan si trattenne dal prenderla a schiaffi. Strega.
«Donna, non essere impertinente! Sono ancora il re di questo regno, il re di tutti voi!».
«Mi dispiace, Reagan, ma noi tutti abbiamo deciso che devi essere deposto» disse Grego.
Il cuore di Sloan fece un balzo, il respiro gli mancò. Suo padre chiuse le mani a pugno.
«Per quello che hai detto, Grego el Kabar, verrai condotto con l’accusa di tradimento in prigione. Guardie!».
Sul viso di Grego comparve un ghigno.
Una guardia dal mantello nero, ai piedi del trono, sfoderò la spada. Volse le spalle ai nobili e salì sulla pedana.
«Guardia, cosa fai?!». Suo padre sgranò gli occhi.
Il cuore gli premeva contro il petto. «No, padre!». Corse verso di lui.
La testa venne staccata di netto. Sangue schizzò, il trono si macchiò. Cadde a terra producendo un tonfo, rotolò sui gradini e arrivò ai piedi di Sloan.
La bocca era spalancata in un urlo silenzioso. Occhi blu lo fissarono.
Sloan si risvegliò scosso dai brividi, la fronte imperlata di sudore. Fece lunghi respiri, cercando la calma.
Si alzò dal letto e andò alla finestra.
La luna sovrastava Gailinet, illuminandola. In lontananza, sul verde colle, il palazzo dalle cupole dorate dominava la città. Casa.
Scacciò le lacrime e chiuse gli occhi. Due giorni, e avrebbe avuto inizio la sua vendetta. Due giorni, e sarebbe iniziato il suo viaggio verso casa. Afferrò la bottiglia di vino posata sopra il comodino e ne prese un sorso.
«Sloan?».
Si voltò verso il letto. Capelli biondi erano sparsi sul cuscino e il corpo candido, steso in posizione fetale, era nascosto in parte dalle lenzuola. Mirla socchiuse gli occhi castani.
Fece un altro sorso e appoggiò la bottiglia sul comodino. Si sedette sopra il materasso e con l’indice della mano destra accarezzò il fianco di Mirla. La pelle era come seta. Lei sorrise, gli prese la mano e la portò al seno. Sloan chiuse gli occhi e si stese, Mirla si mise cavalcioni sopra di lui. Le strinse il seno.
«Fammi godere». La afferrò per i fianchi.
«Ogni suo desiderio è un ordine, maestà». Mirla rise e mosse il bacino.
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